DADDY WAS A DRIVER
s/t - CD (Zip rec.)
Di tutti gli sguardi rivolti agli anni del paisley underground, quello dei bolognesi in esame, pare il più disinteressato e genuino. Il meno calcolato, in un certo senso, nel giocare con lo specchio narcisistico dei rimandi. Non solo confluenza di litanie circolari e soffici dondolii country-boogie a strascico, ma anche una volontà di forzarsi per raggiungere un’altra percezione di sé, senza scottarsi. Il loro è un pacato fatalismo di polso che dilania dall’interno le canzoni mantenendo inalterata la struttura e definiti i contorni. E’ una musica che esplode nella tetraggine del presente in punta di piedi, consapevole della caducità a cui va incontro passo dopo passo. E’il punteggio nel tabellone della partita decisiva. Nel lotto la mia preferenza va a brani come “Postcards From Des Moines” e “Somewhere In Tombstone” dove - per darvi una vaga idea di quel che succede - il romanticismo pugnace dei Thin White Rope fa il paio con la verve agreste dei Cowboy Junkies. Sopra ogni cosa, invece, “Hairy Woman” la dimostrazione di come si possa, con poco, toccare le corde più nascoste. Daddy Was a Driver: ricordatevi questo nome.
giovedì 22 luglio 2010
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