martedì 31 dicembre 2019

PLAYLIST 2019

DISCO DELL'ANNO:

Pancrace The Fluid Hammer 2LP (Penultimate Press)

ALTRE 10 PEPITE:

Jac Berrocal, David Fenech, Vincent Epplay Ice Exposure LP (Blackest Ever Black)
Giovanni Di Domenico Zuppa di Pazienza LP (Three:Four)
James Rushford The Body's Night LP (Black Truffle)
Sparrow Steeple Tin Top Sorcerer LP (Trouble In Mind)
Evol GRM Trax 2X2CD (Alku)
Kim Gordon No Home Record CD (Matador)
Pierre-Yväes Macé Rhapsodie Sur Fond Vert CD (Brocoli)
Pedestrian Deposit Dyer's Hand CD (Monorail Trespassing)
Jessica Pratt Quiet Signs CD (City Slang)
Zaïmph Rhizomatic Gaze 2LP (Drawing Room)

COLPO DI FULMINE:

Tim Presley's White Fench I Have To Feed Larry's Hawk CD (Drag City)

OLTRE LO SPAZIO, IL TEMPO, QUALSIASI COSA:

The Legendary Pink Dots Angel In The Detail CD (Metropolis)
Rustin Man Drift Code CD (Domino)

RISTAMPONI:

Magazzini Criminali Crollo Nervoso LP+CD (Spittle)
Enrico Piva Anticlima BOX 5CD (Spazio di Hausdorff)
Danny Gatton Cruisin' Deuces CD (Wounded Bird)
Sachiko Kanenobu Misora CD (Light In The Attic)
The Doubling Riders The World of the Doubling Riders BOX 6CD (Spittle)
Reynols Minecxio Emanations 1993-2018 BOX 6CD+DVD (Pica Disk)
Mike Nock Ondas CD (ECM)
Lionel Marchetti Jeu Du Monde BOX 6CD (Sonoris)

mercoledì 19 dicembre 2018

PLAYLIST 2018

DISCO DELL'ANNO
Richard Youngs Belief LP (O Genesis)

ALTRE 10 PEPITE
Beak > >>> CD (Invada)
Amuleto Acre CD-R (Eilean)
Eszaid Eurosouvenir LP (Collapsing Market)
Rabit Life After Death LP (Halcyon Veil)
Han Tuning The Invisible CD (Autoproduzione)
Domenico Lancellotti The Good Is A Big God CD (Luaka Bop)
Sunn Trio Fayrus LP (Unrock)
Christina Kubisch, Annea Lockwood The Secret Life Of The Inaudible 2CD (Gruenrekorder)
Tashi Wada With Yoshi Wada And Friends Nue CD (Rvng)
Hidden Parts Disco(mfort) CD (Spare Parts)

COLPO DI FULMINE
Joe Talia Tint LP (Black Truffle)

LA SPADA NELLA ROCCIA
Cam Deas Time Exercises LP (The Death Of Rave)

IL RISTAMPONE
Keith Mansfield & John Cameron Voices In Harmony LP (Be With)

ARCHIVI, COMPILE E ALTRE RISTAMPE
Bourbonese Qualk Autonomia 2LP (Praxis)
Zuider Zee Zeenith CD (Light In The Attic)
Simone Forti Al Di Là CD (Saltern)
Bitchin Bajas Rebajas Box 7CD (Drag City)
Edu Passeto & Gui Tavares Noite Que Brincou De Lua CD (Amendoim / Far Out)
Bernard Parmegiani Les Soleils De L'Île De Pâques | La Brûlure De Mille Soleils CD (We Release Whatever The Fuck We Want)
Technical Space Composer’s Crew feat. Holger Czukay Canaxis 5 CD (Groenland)
AA.VV. Technicolor Paradise: Rhum Rhapsosdies & Other Exotic Delights Box 3CD (Numero Group)
Stereolab Switched On Volumes 1-3 Box 4CD (Duophonic)
The Caretaker Persistent Repetition Of Phrases CD (History Always Favours The Winners)

MOLTO RUMORE PER NULLA (=PETARDI BAGNATI)
Sleep The Sciences
Yves Tumor Safe In The Hands Of Love

A VOLTE RITORNANO (NON SOLO PER PIANTARE BANDIERINE)
Pram Across The Meridian CD (Domino)
Jon Hassell Listening To The Pictures CD (Ndeya)
Allen Ravenstine Waiting For The Bomb CD (Rer Megacorp)


domenica 29 gennaio 2017

CARLA DAL FORNO live @ Bar del Visionario (Udine) 27 Gennaio

You know what it's like” è stato per molti, compreso chi scrive, il disco rivelazione del 2016. Non stupisce dunque che l'hype intorno a Carla Dal Forno si sia diffuso non poco anche dalle nostre parti, arrivando a raccogliere consensi pure in quella fascia di ascoltatori che mai e poi mai si sarebbe spinta a dar una chance a un disco così sfuggente alle definizioni. Ok, a sponsorizzarlo è l'etichetta dei Raime, la Blackest Ever Black, ma bisogna tener presente che l'andazzo dell'appassionato medio qui da noi in Italia è talmente penoso che a volte solo il passaggio mediatico “giusto” può certificare e convincere della validità di una proposta che non viene dai soliti noti. Composto di quattro canzoni e quattro pezzi strumentali l'album ha il grande pregio di unire il il gusto per l'intrattenimento a quello della ricerca, sovrapponendo superfici irregolari e il calmo ondeggiare di linee melodiche e voce. Australiana di stanza a Berlino, la Dal Forno, altrettanto abilmente gioca con la propria immagine di ragazza sexissima ma che non fa niente per bucare lo schermo. A vederla nelle foto e dal vivo ricorda infatti tutta l'innocenza di una pop singer dei sixties appena uscita dall'adolescenza. La sala dl bar del Visionario è già bella piena quando arriviamo sul posto. Un po' trafelati a dire il vero perché oltre l'orario indicato sul calendario dell'evento. Ma il tutto deve ancora iniziare e quindi c'è modo di prender posto in prima fila e salutare i volti conosciuti...Ad accompagnarla c'è un tizio che si occupa di drum machine, theremin ed elettronicherie varie, mentre lei al basso e voce se ne sta sul ponte di comando a dirigere i giochi. L'atmosfera è intima e assorta. E i brani scivolano uno dietro l'altro infilando scampoli di paradiso nel bel mezzo di un tramestio umorale, trattenuto, che fa dell'enfasi luogo del mistero. A colpire sono gli spostamenti dei suoni-oggetto generati dalle macchine, dei fondali oleosi che talvolta si risvegliano in fremiti di ritmo e talaltra azzardano sfumature taglienti, di luce spoglia nel buio più nero che esista. La voce, delicata come quella di una Kendra Smith votata all'ethereal wave, e le linee del basso scolpiscono coi loro movimenti l'aria intorno e durante alcuni passaggi penso a una cosa che l'ascolto del disco mi aveva occultato o che forse è solo associazione strampalata del mio mio cervello: l'ombra dei Young Marble Giants - quel modo lì di iniziare e finire senza granché di svolgimento ma con impeto e fermezza, grattando via quanto non serve. Una breve pausa per annunciare due pezzi di prossima pubblicazione e il concerto finisce così come era iniziato. Nessun bis. Il pubblico si disperde tra bancone del bar e terrazza. Cerco di fermare le impressioni e far gli opportuni distinguo col disco che molte volte ho ascoltato negli ultimi mesi. Giungo alla conclusione che riuscire ad essere originali in quest'epoca di mille e nessuna originalità è difficile se non impossibile, ma che c'è ancora gente in giro motivata ad esplorare i confini dei linguaggi col cuore in mano e il massimo dell'onestà.

martedì 24 maggio 2016

OTOMO YOSHIHIDE & PAAL NILSSEN-LOVE live @ Cinema Torresino (Padova) 22 Maggio

La strana coppia. A vederli così, uno di fianco all'altro, sembrano due pianeti impermeabili a qualsiasi collisione. Otomo Yoshihide ha l'aria rilassata di uno che va in gita. Cappello da G-Man per tenere parzialmente in ombra una fronte segnata dal tempo, jeans a zampetta, impermeabile/camicione scuro arrotolato sulle maniche. Se non facesse ridere anche me direi che le espressioni che passano in rassegna sul suo viso, durante il live set, ricordano un remix orientale dei tratti caratteristici di Bogart e Fellini (!) Il suo compare invece, di nero vestito, ha il cipiglio fiero dell'uomo nordeuropeo tutto d’un pezzo. Ma facciamo un po' di storia, perché questi due tipetti hanno ciascuno il loro bagaglio di esperienze di cui andar fieri. Yoshihide è un chitarrista con alle spalle studi di musica tradizionale giapponese e storia degli strumenti in Cina durante la rivoluzione culturale. Un etnomusicologo con la passione per il jazz e le espressioni schizoidi dei linguaggi del rock in opposition. Ha usato in passato il giradischi come uno strumento a sé, interpretando alla lettera la massima duchampiana “nessuna associazione è vietata”. Frutti di tale arte campionatoria/cut-up la potete trovare ben rappresentata nel primo disco autointitolato dei Ground Zero del 1992 e nel cd+dvd edito dalla Asphodel, The Multiple Otomo Project, del 2007. Molto altro ha fatto nel corso della carriera, imbastendo ensemble jazz-orchestrali, collaborazioni da una botta e via e realizzazioni di colonne sonore. Troppo materiale comunque per farsi un’idea di uno che non è mai stato inchiodato a un’identità sola e che non sa cosa sia il solipsismo del bravo musicista (metteteci pure vicino la difficoltà per noi a reperine i dischi. Gli import giapponesi uccidono!). Paal Nilssen-Love appartiene alla stessa categoria, quella dei batteristi perennemente a caccia di situazioni creative, dove mettersi alla prova. E quindi molte sono le uscite che le fotografano in copula con questo o quell'altro musicista. Io ho solo due dischi nella collezione che lo vedono protagonista: uno con l'enfant terrible del power electronics Lasse Marhaug e Maya S.K. Ratje sotto la sigla Slugfield; e l'altro, bellissimo e che vi caldeggio, su Rune Grammofon in compagnia di James Plotkin. Essendo 15 anni più giovane di Yoshihide (è del 1974) ci si aspetterebbe una discografia molto più contenuta come uscite. Ma basta una scorsa alle sue pagine discogs per accorgersi che la differenza non è poi molta con l'amico giapponese... Veniamo al concerto. L'inizio non è dei più sintonici. Anzi, sembra che ognuno dei due sia occupato per proprio conto a spacchettare un dono avvolto in fogli di carta stagnola, cercando di fare il meno rumore possibile. Però è un'impressione che sbiadisce subito, lasciando spazio all'idea che questo altro non è che un modo per preparare il terreno a quanto verrà. Da lì a poco infatti le traiettorie cominciano a marcarsi strette e i suoni sono finalmente liberi di dispiegarsi in una dimensione “altra”. L'intera suite dura circa tre quarti d'ora. E' un susseguirsi di onde di varia intensità, una fuga a perdifiato dall' “inizio mancante”. Le qualità sharrockiane della sei corde di Otomo e i suoi riff a imitazione dello scratching ricambiano gli assalti all'arma bianca della batteria. Di cornice in cornice, di passaggio in passaggio, i due strumenti si lanciano sempre più in profondità, staccandosi solo per decomprimere. Il secondo pezzo inizia invece con il chitarrista che si inumidisce la punta delle dita per poi strofinarle sul corpo della chitarra. Il rumore provocato dall'attrito è l'innesco per un gioco di superfici fessurizzate e grandi vuoti. Come degli specchi allineati uno di fronte all'altro con lo scopo di moltiplicare all'infinito l'immagine nell'immagine i suoni partono in botta e risposta, luminosi come le fratture quando il medico piazza una radiografia davanti alla luce. Il terzo e ultimo movimento, che sarà anche il più breve come durata, riprende un po' lo stesso discorso, chiudendo volutamente in maniera “irrisolta” il concerto. Non si dà gioco senza regole e non si dà impresa senza ostacoli. Tantomeno nell'improvvisazione. Yoshihide e Nilssen-Love questo lo sanno bene e devo dire che il loro lavoro sulla ridefinizione dei limiti in musica manda davvero bei lampi. Non avrò assistito al live della vita, quello è certo, ma se penso al furore tecnico&aguzzino di certe zornate o all’idea di improvvisazione tutta carina, legata coi lacci empatici&benedetti di un Nels Cline, beh, la mia preferenza andrà sempre ai due tizi che ho visto stasera.

venerdì 11 dicembre 2015

PLAYLIST 2015

DISCO DELL'ANNO

THE STRIGGLES bilb - 2LP (Rock Is Hell)

ALTRE PEPITE (WORLD)

AMULETO no para siempre en la tierra, sò lo un poco aquì - 2CD (Mazagran)
SPECTRES dying - CD (Sonic Cathedral)
TIM BERNE'S SNAKEOIL you've been watching me - CD (ECM)
SPACEHEADS a short ride on the arrow of time - CD (Electric Brass)
THE TELESCOPES hidden fields - LP (Tapete)
ROBERT AIKI AUBREY LOWE & ARIEL KALMA we know each other somehow CD+DVD (RVNG)
HUNTSVILLE pond - CD (Hubro)
M.C. SCHMIDT batu malablab - CD (Megaphone/Knock'em Dead)
GRAHAM LAMBKIN / MICHAEL PISARO schwarze riesenfalter - CD (Erstwhile)
JIMI TENOR & UMO mysterium magnum - CD (Herakles)

ALTRE PEPITE (BELPAESE)

LA BATTERIA s/t - CD (Penny)
SQUADRA OMEGA altri occhi ci guardano - 2LP (Macina Dischi / Sound Of Cobra)
SATAN IS MY BROTHER they made us climb up here - LP (Boring Machines)
DEISON & UGGERI in the other house - LP (Old Bicycle + altri coproduttori)
NICOLA GUAZZALOCA tecniche arcaiche / live at angelica - CD (Amirani)

RISTAMPE

SUN CITY GIRLS torch of the mystics - CD (Abduction)
FAUST'O s/t - CD (On Records Japan)
DICK HYMAN moon gas / moog - the eclectic electrics - CD (The Omni Recording Corporation)
HAKU na mele a ka haku - music of haku - CD (EM)
ALAN VEGA / ALEX CHILTON / BEN VAUGHN cubist blues - CD (Light In The Attic / Munster)

COMPILE

(Trevor Jackson presents) SCIENCE FICTION DANCEHALL CLASSICS - 2CD (On-U Sound)
A NEW LIFE (Private, Independent and Youth Jazz In Great Britain 1996-1990) - CD (Jazzman)
CIAO BELLA! (Italian Girl Singers of the 60's) - CD (Ace)
TOUJOURS CHIC! (More French Girl Singers of the 1960's) - CD (Ace)
RADIO VIETNAM - CD (Sublime Frequencies)

FROM ANOTHER PLANET 

KEITH ROWE / JOHN TILBURY enough still not to know - BOX SET 4CD (Sofa)

THE ART OF SOUNDTRACK

THE THE  hyena - CD (Lazarus)

CONCERTO DELL'ANNO

TODAY IS THE DAY @ Mostovna - Nova Gorica, Slovenia  8/12

UNA CANZONE PER IL 2015

WIRE "blogging"





mercoledì 9 dicembre 2015

THE MILD + GRIME + TODAY IS THE DAY live @ Mostovna (Nuova Gorica, Slovenia) 8 Dicembre 2015

Spetta ai veneti The Mild l’incombenza di aprire la serata, ma noi arriviamo sul posto quando il loro set si sta già avviando alla conclusione e quindi non c’è materiale sufficiente per farsi un’idea chiara ed esprimere un parere. Siamo dalle parti dell'hardcore-metal che rigurgita dagli abissi in maniera scomposta. Un sound scultoreo e imponente di cui, oggi come oggi, sembra esserci in giro un’abbondanza clamorosa di offerta. Veloce cambio palco e la palla passa di mano ai triestini Grime. Le cose sono molto cambiate dall’ultima volta che li ho visti on stage. Menano sempre fendenti dall’inconfondibile sapore metallico dentro l'arena dello sludge (con la furia mastina degli hardcore kids più incazzati), ma aderiscono ad altre forme rispetto a quelle consuete. In pratica propongono una sintesi di “elevazione” e “crollo” che gioca di contrasti tra le accelerazioni del doppio pedale e le litanie cadenzate dei riff e della voce, stringendo per le palle tutta l’energia di un tempo immane, pieno di vita, senza avvizzire in lungaggini o pose tracotanti. Chapeau! Il piatto forte arriva e cazzo, ancor prima che suonino una nota, sento pervadermi da quel formicolio di felicità che poche volte ho provato nella vita (da bimbetto a Natale scartando i regali, la prima volta che ho ascoltato un disco sul mio entry level…). Today Is The Day. Un nome, una dichiarazione d'intenti ridanciana, animale. Un suono loro e loro soltanto, la cui influenza rimane incalcolabile su generazioni e generazioni di musicisti a partire dagli irregolari dell’hardcore anni ’90 (per dirne una: da dove pensate Jacob Bannon abbia mutuato il suo modo di cantare starnazzante-malefico?). Il cantante-chitarrista nonché mente del gruppo, Steve Austin, è come se portasse su di sé lo sconcerto del mondo. E assieme ai suoi due compagni sul palco scatena un pandemonio di estrema coerenza interna, che sbaraglia la babele di lingue approssimative del post tutto, tranciandoti di netto. Musica che si fa scenario, a tal punto che sembra di avere davanti dei saldatori alle prese con un cilindro d’acciaio, avvolti in una pioggia di scintille. A sorpresa la scaletta proposta pesca abbondantemente dal loro bestseller dell’era Relapse, “In The Eyes Of God” (l’album composto con Bill Kelliher e Brann Dailor poi confluiti nei Mastodon), con pezzi sparsi da “Temple Of The Morning Star”, “Sadness Will Prevail” e soltanto un brano dall’ultimo “Animal Mother” dell’anno scorso. Inframmezzati da sample di una manciata di secondi, i brani si susseguono senza pietà intrugliando i suoni “segnali d’allarme” al vetriolo del noise (da Zeni Geva agli Unsane, per capirsi) con i venti che cambiano direzione nel cuore del tornado come se niente fosse (il fragorosissimo cumulo d’ossa dei gruppi grind-death). Sarà che sono un loro fan di lunga data, sarà che mi aspettavo un set incentrato solo sull’ultimo lavoro (decente ma che scompare se affiancato ad altri loro dischi) e sentirmi sciorinare i pezzi cult che ho passato decine di volte nello stereo è stato come mettermi in mano fiammiferi e tanica di benzina, ma davvero credo che rimarrà sempre traccia nella mia memoria di questo live. Grazie Today Is The Day, oggi il mondo mi sembra meno una merda del solito.

venerdì 9 ottobre 2015

THE MYRRORS live @ Tetris - Trieste 8 Ottobre 2015

Manda segnali positivi il pubblico triestino. Contando che è un giovedì sera e che la proposta in cartellone non è delle più immediatamente fruibili, vedere così tanta gente fuori e dentro il locale in attesa dell’inizio del concerto non può che considerarsi già di per sé un successo. The Myrros from Tucson, Arizona. Si presentano come il classico gruppo di male assortiti: tre hippies fuori tempo massimo, un pelatino che ha tutta l’aria di avere dei trascorsi in ambito hardcore-punk, e la classica mosca bianca (manica della camicia arrotolata, capello corto, occhiali, aria da commesso di una ferramenta) che con il resto del gruppo non c'entra una fava e che a me personalmente ha ricordato un incrocio di fisionomie tra Arto Lindsay e Peter Blegvad. Due chitarre, basso, batteria, violino e alcuni strumenti-ammennicoli che producono dei suoni di magica sospensione. Suoni che talvolta guardano alla soundtrack western e talaltra alla musica tradizionale indiana e marocchina. L’inizio del concerto non è dei migliori, disturbato dal gracchiare di un ampli, ma già al secondo pezzo la band prende quota. Il senso complessivo pare quello di un post rock alla Dirty Three in aperta contemplazione di paesaggi sconfinati e desertici, con un senso di luminosa grandezza e lenta lacerazione che si avvicina al modus operandi di gente come Earth, Om e Orthodox. Non ci sono le dinamiche pieno/vuoto dei gruppi che fanno “cinema per le orecchie”, o perlomeno non sono così limpide nel salire d’intensità come ci si aspetterebbe. Si gioca (e molto) nell’istante stirato all’infinito e nel trastullarsi con quel tipo di torpore narcolettico che i padri fondatori dell’acid rock Quicksilver Messenger Service hanno scolpito a chiare lettere in Calvary. Ebbene sì, i Myrrors alla resa dei conti non inventano nulla. Ma non è nemmeno nelle loro intenzioni farlo. Quello che vogliono è trasmetterci la temperatura emotiva che li unisce in telepatia sul palco, regalarci un viaggio. E in posti come il Tetris, dove la distanza tra pubblico e band è pressoché nulla e puoi vedere la goccia di sudore scendere dalla tempia del musicista, proposte del genere hanno un sapore ancora più autentico, vero.